Archivio Edizione 2024

Mangrovia, reinventare il modo in cui guardiamo il mondo

Questa è l’intervista a Federico Bomba e Josephine Condemi, rispettivamente direttore editoriale e direttrice responsabile di Mangrovia, il progetto editoriale a cura di Sineglossa che vuole offrire uno spazio diverso, nuovo, dove la conoscenza produce informazione e i saperi – tutti – si intrecciano per rivoluzionare il modo in cui pensiamo e conosciamo il mondo.

Mangrovia, che ringraziamo per il supporto, sarà media partner della Rome Future Week 2024.

Mangrovia è un progetto editoriale particolare. Innanzitutto perché si chiama così e qual è la sua storia?

F.B.: La mangrovia è un albero che cresce al confine tra acqua salata e terraferma, perlopiù nelle zone tropicali del nostro pianeta: riesce a prosperare grazie al suo incrocio di radici e alla sua capacità di assorbire anidride carbonica e desalinizzare l’acqua del mare. Rende vivibili luoghi ostili e crea un ecosistema attorno a sé, ospitando specie differenti. Anche noi vorremmo fare la stessa cosa: creare un ambiente in cui i saperi umanistici e scientifici convergono per rendere più sostenibile il mondo in cui viviamo. Un obiettivo molto ambizioso per un progetto così giovane, nato a fine febbraio 2024, ma supportato dalle decine di storie che abbiamo già raccolto e raccontato e che ci mostrano come guardare il mondo in modo nuovo, attraverso il dialogo tra cultura, tecnologia e società.

Nei primi sei mesi abbiamo approfondito sei habitat differenti, dalle foreste all’acqua salata, dal deserto alle città, con articoli online su mangrovia.info, una newsletter settimanale su Substack e un podcast che esce due volte a settimana, Zenit.

Mangrovia racconta storie di cultura, tecnologia e società attraverso un approccio innovativo. In cosa consiste?

F.B.: Mangrovia nasce dall’esperienza dell’organizzazione culturale Sineglossa, che da anni utilizza il linguaggio delle arti per attivare processi di trasformazione sociale e di sviluppo sostenibile: crediamo che, per affrontare problemi epocali e di portata planetaria, come il cambiamento climatico, non serva insistere con gli stessi schemi di pensiero, che si trasformano poi negli stessi schemi di azione, ma provare a immaginare e mettere in pratica insieme processi nuovi.

Fare informazione ci consente di ampliare le prospettive che consentono di cambiare punto di vista, per poi agire di conseguenza. In ottica editoriale, questo ha significato affiancare all’approccio analitico tradizionale che divide per temi come “cultura”, “cronaca”, “tecnologia”, un approccio sistemico che inserisce la transdisciplinarietà in ogni contenuto che produciamo.

Ha significato, inoltre, spostare lo sguardo fuori dall’Europa, per raccontare storie di persone che attraverso l’arte, la cultura e la tecnologia migliorano la propria vita e quella del nostro pianeta. Ha significato iniziare a sperimentare l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale in redazione attraverso Asimov, uno speciale strumento di AI trend-discovery sviluppato da una società italiana a partire da un dataset da noi fornito, e ora utilizzato dalla redazione in modo trasparente, etico e collaborativo. 

Il vostro progetto si concentra sulle “altre” storie. In che senso? Come le  scegliete e quale impatto volete generare attraverso la loro diffusione?

J.C.: Per cambiare rotta, occorre cambiare punto di vista. Per cambiare punto di vista, occorre spostarsi, fisicamente o metaforicamente. Mangrovia ha come payoff “altre storie di cultura, tecnologia e società” proprio perché crediamo che troppo spesso in Occidente ci raccontiamo le stesse storie, con protagoniste le stesse persone che abitano gli stessi luoghi. Soprattutto, leghiamo i nostri racconti ad alcune cornici di senso che da una parte ci rassicurano su ciò che pensiamo ma dall’altra ci impediscono di ampliare il nostro spazio del possibile altrimenti, che spesso è la strada per trovare le soluzioni ai problemi che viviamo tutti i giorni.

I bias, i pregiudizi che rimproveriamo ai software di Intelligenza Artificiale hanno radici profonde nelle nostre società. Così, è più facile, ad esempio, che una storia di tecnologia abbia come protagonista un uomo e non una donna o che una storia di scienza sia raccolta in America e non in Africa. Esistono dei buchi molto ampi nelle rappresentazioni che abbiamo del mondo e Mangrovia tenta anche in questo di “scompaginare” le associazioni mentali che ci sembrano naturali ma che non lo sono affatto.

In questi mesi quindi ci siamo dedicati a raccogliere e raccontare storie di “altri” luoghi o “altre” persone che generalmente non vengono ascoltate o rappresentate. Ma le “altre storie” di Mangrovia sono “altre” anche perché seguono l’approccio del Constructive Journalism o giornalismo costruttivo: cerchiamo di focalizzarci non solo sull’esposizione analitica di un problema ma anche sulle possibili soluzioni attraverso il racconto diretto delle esperienze di chi attraverso cultura, arte e tecnologia sta provando a risolverlo. In questi primi mesi di attività, con questo approccio abbiamo esplorato i diversi ecosistemi del pianeta che viviamo, dagli ambienti di acqua salata alle foreste.

Perché avete scelto di supportare la Rome Future Week 2024? 

J.C.: Crediamo che chi non ha paura di esplorare altri scenari possibili sia compagn* di viaggio. Rome Future Week è una bella occasione di confronto e raduno di aziende, professionisti, università, enti e organizzazioni che investono le loro risorse nel progettare il futuro della tecnologia, della mobilità, della salute e della cultura. Un’occasione utile per riflettere insieme sul futuro che ci auguriamo e che stiamo costruendo: si somigliano? Proveremo insieme a far crescere una radice della nostra Mangrovia e raccogliere e diffondere “altre storie” che ci aiutino a vivere meglio.    

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